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Semiotica della musica 2 - Processo e sistema

Semiotica della musica. Processo e sistema

29/11/2014 Comments (0) Views: 1614 Testi

Cuochi, speziali, profumieri. Appropriazioni e giochi d’astuzia

Ricerchiamo oggi quella perduta unità di intenti e di pratiche che caratterizzava nei secoli passati l’arte del cuoco, dello speziale e del profumiere i quali “lavoravano in stretta collaborazione per confortare e rinvigorire, per dare piacere e salute, per acuire i sensi (i ‘sentimenti’), per rendere più alacre e sensibile il cervello, per rallegrare il cuore.” (Camporesi; 1989, p.97) Ciò che abbiamo ereditato è semmai la concezione dell’arte culinaria come scienza della trasformazione secondo procedure meticolose, sapienti e riservate. Certo la cucina europea tuttora si contrappone a quella giapponese, nell’ambito della quale, al processo trasformativo si sostituiscono sofisticate elaborazioni in presentia. In Giappone, infatti, “l’alimentazione rimane impregnata da una sorta di lavoro o di gioco, che comporta non tanto la trasformazione della materia prima (vero oggetto della cucina, ma il cibo giapponese è poco cucinato, gli alimenti giungono naturali sulla tavola, la sola operazione che essi hanno realmente subita è quella d’esser stati tagliati) quanto invece comporta un accostamento mobile e quasi ispirato di elementi il cui ordine di prelevamento non è stato stabilito da alcun protocollo (…); la vivanda non è più un prodotto reificato, la cui preparazione è, presso di noi, pudicamente allontanata nel tempo e nello spazio”. (Barthes, 1984, p.17)
Nel gioco perenne di tendenze e controtendenze, oggi più che mai vivace e spensierato, emergono saltuariamente comportamenti che sovvertono il carattere sacrale e segreto del lavoro del cuoco; si tratta di comportamenti circoscritti che non sembrano comunque in grado di mutare definitivamente abitudini così profondamente radicate. Persiste tuttavia la tendenza, antropologicamente fondata, del singolo individuo a elaborare tattiche appropriative, nuovi usi personali e imprevedibili degli oggetti  e del sapere strategico. Sono pratiche di adattamento e di creatività minimale di cui i popoli poveri e oppressi sono da sempre i migliori attori. Tali appropriazioni e “giochi d’astuzia” riguardano anche gli atti di alimentazione e di consumo e acquisto di cibo che sono oggi investiti di valori e disvalori aggiunti dal discorso scientifico e pseudo scientifico. Si pensi agli Stati Uniti (che si sostiene rappresentino con alcuni anni di anticipo gli scenari tecnologici e comportamentali europei) i cui supermercati abbondano di alimenti arricchiti di vitamine, proteine, oligoelementi: in questo caso è l’industria stessa che, sorretta da alcune tendenze della scienza alimentare divulgate sui periodici e in televisione, presenta alimenti già manipolati, invigoriti, il cui uso è, in un certo senso, già previsto all’atto di acquisto o, per dirla col vezzo dei francesi, inscritto nell’oggetto stesso. Si pensi allora all’Italia, in cui se l’interesse all’alimentazione “ricca di fibre, vitamine e minerali” è già in parte visibile in taluni comportamenti, non si è tuttavia verificata una corrispondente produzione di integratori alimentari. In questo caso il comportamento popolare mette all’opera tutte quelle procedure tattiche regolate dalla logica dell’astuzia che sono così ben colte da Michel de Certau nel suo “L’invention du quotidien”. Si riscontrano infatti usi trasversali, imprevisti, di prodotti “polivitaminici” reperibili in farmacia e le cui indicazioni sono gli “stati carenzali primari e secondari e ipovitaminosi”: il cofanetto farmaceutico si trasforma nella pozione quotidiana, da consumarsi normalmente subito dopo il frettoloso caffè mattutino. Un rituale tanto vuoto di significati e così apertamente lucido nel rivelare le ansie di un’esistenza fondamentalmente malata, dovrebbe indurci a “guardare con più serena indulgenza alla vecchia dietetica elaborata sopra un’immagine diversa dalla nostra, se ancora una, una qualunque immagine, ci resta.”  (Camporesi; 1989, p.81)

Tratto da: Gianni Cresci, Il cibo e l’arte culinaria. Vecchi e nuovi paradigmi, Gennaio 1991, Università di Bologna
Gianni Cresci ha creato gli Speziali Fiorentini nel 1992 per Derbe di Firenze

1. La reticenza dello speziale
2. Cuochi, speziali, profumieri. Appropriazioni e giochi d’astuzia
3. La divina architettura, la macchina umana, l’erboristeria
4. Pietanze virtuali e banchi odorosi

Opere citate:

BARTHES, Roland
1984, L’impero dei segni, Einaudi

CAMPORESI, Piero
1989 I balsami di Venere, Garzanti

CERTEAU, Michel de
1980 L’invention du quotidien, Paris, Union Générale d’Edition

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