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Il Tempo dei Corpi

11/01/2015 Commenti disabilitati su Le camminate e la disattenzione civile Views: 1581 Appunti, Musica

Le camminate e la disattenzione civile

Cerimonia - Fabrizio Buccianti - Camminate - Musiche di scena

Cerimonia 1988 – Occupazioni Farsesche. Un momento della coreografia “Traiettorie / Le camminate”. Attore in primo piano: Fabrizio Buccianti

Traiettorie – Cerimonia (1988)

Riporto la metafora drammaturgica di Erving Goffman al suo contesto primario e letterale, ovvero su di un vero palcoscenico, in teatro. La scena registra una moltitudine di soggetti in movimento ossessivo, orizzontale, in cammino assorto e rapido, impersonale, senza veri incontri e interazioni focalizzate. Mostrano a malapena quella che Goffman definisce “disattenzione civile” poiché la coreografia di Sadia Salvadori non lascia affatto emergere una possibile reciproca consapevolezza dell’altrui procedere. Al contrario, quei corpi che passano avanti e indietro, entrando e uscendo dalle quinte, segnano piuttosto una sorta di straniata assenza. A intersecare le traiettorie della camminata, vi è il movimento non lineare di un unico individuo (l’attore Fabrizio Buccianti) consapevole della propria obliquità, disorientato ma anche determinato a cercare l’interazione negata, forse a (ri)stabilire inutilmente l’ordine cerimoniale perduto. È semplice riconoscere in questa figura, il concetto di non-person che Goffman mutua dalla lettura di Orwell per poi stravolgerlo. Riconoscimento che produce un fenomeno drammaturgico che mi appare tuttora non così banale: ignorato e non previsto dalla sceneggiatura cerimoniale, l’attore resta inesorabilmente fuori dalla rappresentazione (sociale) ma si impone invece da protagonista con la sua distinta fisicità e passionalità sulla ribalta (teatrale). Siamo naturalmente molto lontani dall’idea di passeggiata italiana, pratica sociale che ancora sopravvive in aree geografiche determinate, dal noto fenomeno dello sruscio di origine partenopea, da quel rituale in cui si definiscono e confermano rapporti, legami, attrazioni e dove la socialità è celebrata in una danza di sguardi e movenze che producono senso. In questo quadro di Cerimonia – siamo nel 1988 – si prefigura forse con eccessivo pessimismo uno scenario sociale che non si verifica nella realtà urbana, neanche venticinque anni dopo. Il quadro e la coreografie durano il tempo di due soli minuti, come la musica che ne scandisce il ritmo serrato e interrotto da sporadiche dinamiche improvvise e micro-ritardi. Il nome ufficiale del brano è Traiettorie, ma, durante le prove dello spettacolo, la coreografia corrispondente era invece chiamata dagli interpreti, emblematicamente e come riportato nella successione scritta di atti e quadri, “le camminate”. “Traiettorie” si ascolta su YouTube, Spotify, Rdio, iTunes, Google Play, Napster e Amazon e altri canali streaming.

A chi desideri approfondire il tema della camminata o passeggiata come rituale sociale, segnalo quattro letture interessanti e relativamente recenti:

Giovanna P. Del Negro, The Passeggiata and Popular Culture in an Italian Town. Folklore and the Performance of Modernity, 2004
Maurizio Del Ninno, “Scrivere le camminate. Per uno studio etnografico dei modi di camminare” in Le parole dei giorni. Studi per Nino Buttitta, a cura di Maria Caterina Ruta, Palermo, Sellerio Editore, 2006
Dario Mangano e Ilaria Ventura, “Poli-te-ama. Passioni, azioni, identità” in Gianfranco Marrone (a cura di) Palermo: ipotesi di semiotica urbana, Carocci, Roma 2010
Francesco Marsciani, Monterotondo. “La passeggiata Buozzi“ in Tracciati di etnosemiotica, Milano, Franco Angeli, 2007

Riguardo invece ai riferimenti a Erving Goffman e alla sua teoria sociale, rimando alla lettura de La vita quotidiana come rappresentazione, Il Mulino, 1969. Ma segnalo in particolare per il tema specifico del «traffico pedonale» il breve ma denso “L’individuo come unità” in Relazioni in pubblico. Microstudi sull’ordine pubblico, Milano, Bompiani, 1981

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